26 Giugno 2020

Questioni di diritto del lavoro e tematiche connesse nel “decreto rilancio”

1. Inclusione del Terzo settore tra i beneficiari delle misure

Col decreto Cura Italia il legislatore aveva “dimenticato” il terzo settore (TS), nonostante le attività portate avanti da tali soggetti rientrassero senz’altro tra quelle meritevoli di tutela e di interesse comune/pubblico.

Col Decreto Rilancio (DR), tale dimenticanza è stata corretta e, infatti, sono state previste tutta una serie di aiuti per tale tipologia di enti. Da un lato, le misure già previste per altri tipi di enti (come le imprese commerciali) sono state estese agli enti del terzo settore; dall’altro, sono anche state previste delle misure specifiche per il TS.

1.1. Fondi per acquisto dispositivi di protezione individuale (DPI)

Il DR ha innanzitutto esteso anche al TS la previsione contenuta nel Cura Italia che riguardava la messa a disposizione di fondi da parte di Invitalia (Agenzia nazionale per lo sviluppo), comprendendo anche gli enti del TS quale beneficiari di tali importi.

Così, se l’Ente Ecclesiastico ha acquistato o intende acquistare dispositivi di protezione individuale (come guanti, mascherine, visiere etc.) potrà richiedere, mediante un apposito Bando Invitalia, il rimborso del 100% delle spese sostenute.

Si potranno richiedere sino a 500,00 euro per ogni dipendente. Il totale dei rimborsi richiesti non può essere inferiore a 500,00 euro.

Occorre però precisare che si resta in attesa di emissione di nuovo bando da parte di Invitalia, in quanto per l’appunto il terzo settore è stato inserito dopo tra i soggetti beneficiari. Si resta pertanto in attesa di una modifica che consenta di presentare le domande.

1.2. Credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro

È stato poi previsto un incentivo per far sì che negli ambienti di lavoro, ivi compresi quelli relativi agli enti del terzo settore, si adottino misure di adeguamento, in particolare per le attività esercitate in luoghi aperti al pubblico (come per le attività alberghiere e di ristorazione).

In particolare, è previsto un credito di imposta in misura pari al 60% delle spese sostenute nel 2020, in relazione agli interventi necessari per far rispettare le prescrizioni sanitarie e le misure di contenimento contro la diffusione del virus COVID-19, ivi compresi:

  • interventi edilizi:
    • per il rifacimento di spogliatoi e mense;
    • per la realizzazione di spazi medici, ingressi e spazi comuni;
  • acquisto di arredi di sicurezza;
  • attività innovative:
    • investimenti di carattere innovativo quali lo sviluppo o l’acquisto di strumenti e tecnologie necessarie allo svolgimento dell’attività lavorativa (smartworking)
    • acquisto di apparecchiature per il controllo della temperatura dei dipendenti e degli utenti

L’importo del credito di imposta, come visto pari al 60% delle spese sostenute nel 2020, non potrà comunque essere superiore ad euro 80.000,00.

1.3. Ulteriore Credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione

La stessa possibilità di credito di imposta è inoltre prevista, oltre che per gli interventi di manutenzione e/o rinnovamento che abbiamo appena visto, anche per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione individuale (mascherine, visiere, guanti etc.).

In particolare, potranno dare diritto al credito di imposta le spese per la sanificazione degli ambienti e degli strumenti utilizzati.

Anche in questo caso è previsto un credito pari al 60% delle spese sostenute, anche se in questa ipotesi il limite massimo di credito d’imposta è pari ad euro 60.000,00.

2. Emersione di rapporti di lavoro

Veniamo ora alla norma che più è stata oggetto di discussione prima della definitiva approvazione del Decreto Rilancio: la cosiddetta regolarizzazione dei lavoratori stranieri.

In realtà la norma non si applica solo ai lavoratori stranieri, ma anche a quelli italiani con cui sia in essere un rapporto di lavoro irregolare (si parla infatti di “emersione di rapporti di lavoro” in generale).

È previsto che la portata dell’intervento sarà notevole, anche se le categorie di lavoratori interessati sono molto circoscritte.

Sono previste due procedure. Esaminiamole.

2.1. La procedura per il datore di lavoro (ad es. l’Ente Ecclesiastico) che voglia regolarizzare un contratto o stipularlo legalmente

La prima procedura riguarda il datore di lavoro che voglia sottoscrivere un nuovo contratto di lavoro subordinato o dichiararne uno irregolarmente instaurato.

Tale contratto deve essere stipulato con un dipendente precisamente indicato dal datore di lavoro (quindi non ci si può limitare a “voler” assumere in generale e poi a scegliere il dipendente in un secondo momento: occorre l’intenzione seria di assumere una persona specifica e già individuata).

La persona da assumere può essere un cittadino italiano o straniero. Nel caso dello straniero, è indispensabile che lo stesso sia presente sul territorio nazionale da prima dell’8 marzo 2020.

Non occorre il permesso di soggiorno: la procedura – se ha buon esito – va a sanare la mancanza di permesso di soggiorno. Tale procedura si svolge presso lo Sportello unico per l’immigrazione istituito nelle prefetture.

2.1.1. I settori interessati

I settori di attività per i quali i datori possono chiedere l’emersione sono assai limitati, ma almeno due di questi possono essere d’interesse per gli Enti Ecclesiastici:

  • agricoltura, allevamento e zootecnia, pesca e acquacoltura e attività connesse;
  • assistenza alla persona per sé stessi o per componenti della propria famiglia, anche non conviventi, affetti da patologie o handicap che ne limitino l’autosufficienza (si pensi al confratello o alla consorella affetti da gravi patologie o comunque da condizioni di disabilità che possono essere così affiancate da personale in regola);
  • lavoro domestico di sostegno al bisogno familiare (si pensi all’ampio utilizzo che si fa nell’ambito delle Case Generalizie di personale inquadrato quali dipendenti domestici).

2.1.2. Requisiti di reddito del datore di lavoro

È appena il caso di segnalare che per il datore di lavoro che voglia assumere o dichiarare un rapporto di lavoro irregolare, sono previsti dei limiti di reddito minimi, onde evitare che le procedure siano fatte al solo fine di “mettere a posto” lo straniero (cioè lo si assume solo per fargli ottenere il permesso di soggiorno e poi lo si licenzia).

Così, per gli agricoli è previsto che il reddito minimo del datore di lavoro non può essere inferiore ad euro 30.000. Per i domestici e la cura della persona, è invece previsto che il reddito minimo non può essere inferiore ad euro 20.000 (o 27.000 in cumulazione con i redditi dei parenti più stretti).

In ogni caso, non occorre procedere alla verifica reddituale se i lavoratori sono assunti dal datore di lavoro affetto da patologie o disabilità che ne limitano l’autosufficienza, il quale effettua la dichiarazione di emersione per un unico lavoratore addetto alla sua assistenza. In questo caso, ben potrebbero un confratello o una consorella malati, debitamente assistiti e consigliati, assumere un dipendente per la cura e l’assistenza alla propria persona.

2.1.3. Spese e contributi

Queste misure costituiscono una vera e propria sanatoria e, come sempre capita per tali tipi di interventi, sono soggette a taluni costi.

Infatti, occorre versare un importo di euro 500 (che verrà pagato utilizzando il modello F24) per ogni lavoratore da regolarizzare da parte del datore di lavoro.

Vi è poi un costo che allo stato non è ancora stato precisato da parte del Ministero.

Infatti, la normativa prevede che “è inoltre previsto il pagamento di un contributo forfettario”. Tale contributo riguarda i cosiddetti “arretrati”, cioè il pagamento di imposte e contributi che avrebbero dovuto essere pagati se il contratto da regolarizzare fosse stato in regola e che, invece, proprio perché il contratto era in “nero”, sono stati evasi. Tale importo, però, non è stato ancora stabilito: il datore di lavoro deve impegnarsi a “scatola chiusa” con apposita dichiarazione, al pagamento entro dieci giorni dal futuro decreto che stabilirà l’importo.

2.2. La procedura per gli stranieri con permesso di soggiorno scaduto

La normativa sull’emersione prevede poi una disciplina specifica per gli stranieri con permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019.

Cioè, tali soggetti potranno di loro spontanea volontà e iniziativa (quindi non è richiesto l’intervento del datore di lavoro) chiedere un permesso di soggiorno della durata di sei mesi.

In questo caso, la procedura per gli stranieri irregolari con permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019, non rinnovato o convertito in altro titolo di soggiorno, si svolge presso le Questure.

Il costo è inferiore (euro 130,00) e lo straniero che ha così autonomamente ottenuto i documenti in regola potrà cercare lavoro anche presso gli Enti Ecclesiastici.

2.3. Esclusioni

Infine, vi sono delle esclusioni per tali sanatorie per quei soggetti che in passato hanno avuto condotte incompatibili con tale normativa inclusiva. Sono pertanto esclusi:

I datori di lavoro condannati negli ultimi 5 anni per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, diretto al reclutamento di persone da destinare alla prostituzione o allo sfruttamento di minori.

I cittadini stranieri destinatari di provvedimento di espulsione.

3. Bonus colf e badanti

Il Decreto Rilancio ha poi previsto, specificamente per i dipendenti con contratto domestico (come colf e badanti), un vero e proprio bonus.

Così, per tale categoria di lavoratori, è riconosciuta, per i mesi di aprile e maggio 2020, un’indennità mensile pari a 500 euro, per ciascun mese.

Tale indennità è goduta direttamente dal dipendente (si tratta di sostegno al reddito del dipendente) e richiede dei requisiti per poterne beneficiare. In particolare, i presupposti per tale indennità sono:

essere titolare di un contratto di lavoro di almeno 10 ore settimanali;

NON essere conviventi col datore di lavoro (quindi sono esclusi i lavoratori domestici degli Enti Ecclesiastici che siano anche ospitati ad es. nella Casa Generalizia).

Tale indennità, tuttavia, non è cumulabile con le altre indennità previste per l’emergenza, con pensioni (tranne quelle di invalidità) e nel caso di reddito di cittadinanza può solo integrare lo stesso e non aggiungervisi.

Ricordiamo, infine, che tale misura è incompatibile con le misura di emersione dei lavoratori irregolari viste sopra.

4. Proroga cassa integrazione in deroga e aumento dei periodi di fruibilità

Data la crisi economica scatenata dalla crisi sanitaria, sarà possibile, per i datori di lavoro che hanno già usufruito delle nove settimane inizialmente previste per la Cassa integrazione in deroga (ne abbiamo parlato nella nostra newsflash del 15 aprile 2020), la possibilità di avvalersi di altre 5 settimane di periodo di trattamento di questa forma di integrazione salariale, sino al 31 agosto, oltre ad un periodo di 4 settimane per i mesi di settembre e ottobre.

5. Aiuti sotto forma di sovvenzioni per il pagamento dei salari

Infine, si segnala (ma la norma andrà integrata dagli enti preposti: Regioni, Province, Comuni, Camere di Commercio) che, per evitare la possibilità di licenziamenti dovuti alla crisi economica da COVID19, è stato previsto un ulteriore aiuto da parte di Regioni, Provincie autonome, altri enti territoriali e le Camere di commercio.

Infatti, è possibile, a far data dal 1° febbraio 2020 (quindi anche per il pregresso), ottenere sovvenzioni per il pagamento degli stipendi e dei salari per i dipendenti a rischio licenziamento, e fino all’importo dell’80% del salario.

Occorre però verificare le singole disposizioni che gli enti predetti emaneranno in forza della previsione di legge generale. In particolare, quali saranno i settori economici/ di attività che le singole regioni o gli altri enti individueranno quali destinatari di questa misura.

NOTIZIE FLASH

Iscriviti per ricevere aggiornamenti

Inviamo periodicamente articoli e comunicazioni di interesse per le Congregazioni Religiose. Inoltre, invitiamo i nostri iscritti a tutti gli eventi gratuiti che organizziamo.

Il nostro blog

Le ultime novità

Qui trovi tutti gli articoli di approfondimento sulle tematiche di interesse per le Congregazioni Religiose, scritti dai nostri esperti.

26 Giugno 2020
Non categorizzato

Questioni di diritto del lavoro e tematiche connes...

1. Inclusione del Terzo settore tra i beneficiari delle misure Col decreto Cura Italia il legislatore aveva "dimenticato" il terzo settore (TS), nonostante le attività portate avanti da tali soggett...

Approfondisci
6 Marzo 2020
Eventi

Tax Labor Day 2020 – 6° edizione dell’...

Tornano gli appuntamenti Dikaios con la 6° edizione del Tax-Labor Day. Vi aggiorneremo sulle ultime notizie in tema di fiscalità e diritto del lavoro e che sono di interesse per le Congregazioni ...

Approfondisci
13 Novembre 2019
News

Il rapporto di lavoro negli enti religiosi: unR...

Con il lavoro odierno si vuole dare una prima introduzione su una delle normative più recenti e allo stesso tempo più importanti per l'ente che abbia alle proprie dipendenze prestatori di lavoro: la...

Approfondisci

Piazza del Popolo n. 18 00187 Roma • T. +39 06 3671 2232 • info@dikaios.international

Tutti i diritti riservati © Copyright 2020