14 Marzo 2022

Il “Patrimonio Stabile” e le Congregazioni Religiose – Seconda Parte

L’importanza del Patrimonio Stabile; l’assegnazione formale e l’individuazione dei beni

Questo articolo fa seguito alla nostra precedente Newsflash sul medesimo argomento e si propone di offrire alcune ulteriori considerazioni sul Patrimonio Stabile in previsione del prossimo workshop DIKAOIS che si terrà martedì 29 marzo 2022, dalle 09:30 alle 17:30 a Roma, presso la Casa Maria Immacolata, in via Ezio 28. Nel corso dell’evento, il team Dikaios insieme al Prof. Andrea Bettetini dell’Università Cattolica di Milano e al Dott. Marco Cotogni, commercialista di Roma, tratteranno gli aspetti legali, fiscali e pratici del Patrimonio Stabile.

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A seguito delle modifiche del 1984 al Concordato del 1929 tra la Santa Sede e l’Italia, il Patrimonio Stabile rappresenta uno strumento efficace per salvaguardare l’integrità di un ente ecclesiastico, preservando quella parte di beni dell’ente ritenuta indispensabile per assicurarne la sopravvivenza materiale e, di conseguenza, la possibilità di svilupparne carisma. Pertanto, l’obiettivo fondamentale del Patrimonio Stabile è quello di proteggere da inutili rischi i beni che garantiscono l’esistenza di un ente religioso.

La costituzione di un Patrimonio Stabile non è solo uno strumento previsto dal diritto canonico, ma è suscettibile di produrre effetti ampi e importanti anche nell’ordinamento civile.

La Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, nelle proprie “Linee orientative per la gestione dei beni”, in linea con le Istruzioni in materia amministrativa della Conferenza Episcopale Italiana, ha esortato gli Istituti religiosi a prendere maggiore coscienza dell’importanza delle questioni economiche, fornendo altresì criteri e indicazioni pratiche per la gestione dei beni.

Aspetti formali: l’individuazione dei beni e la loro legittima assegnazione al Patrimonio Stabile

Un istituto religioso che voglia costituire un Patrimonio Stabile deve adempiere due passaggi formali:

  • a seguito di un’attenta valutazione della propria situazione patrimoniale globale, l’Istituto dovrà stilare un elenco dei beni che costituiscono il proprio Patrimonio Stabile;
  • il Superiore maggiore insieme al proprio Consiglio o ad un organo dotato di potere collegiale (ad esempio, un Capitolo generale o provinciale) delibera formalmente l’assegnazione di tali beni al Patrimonio Stabile – la “Legittima Assegnazione”.

I criteri e le procedure per la destinazione dei beni al Patrimonio Stabile devono essere stabiliti nelle Costituzioni o in altri atti giuridici dell’istituto religioso. Si ritiene inoltre utile, seppure non strettamente necessario, che tali norme e procedure siano sottoposte alla conferma dell’autorità ecclesiastica competente.

Ai fini della destinazione dei beni da assegnare al Patrimonio Stabile, è opportuno tenere presenti i seguenti principi generali di dottrina della Chiesa in materia di buona gestione (sana gestio) dei beni ecclesiastici. L’applicazione di tali principi garantirà che i beni degli enti religiosi siano gestiti in linea con il loro carisma, dunque con gli obiettivi religiosi della Chiesa in generale

  • principio teleologico: possesso e utilizzo dei beni secondo le finalità di cui al canone 1254
  • principio di autonomia: capacità di un ente di darsi regole finalizzate all’utilizzo dei beni stessi
  • principio di sussidiarietà: ciascun ente gestisce i propri beni a beneficio generale della Chiesa
  • principio di corresponsabilità: gestione dei beni che coinvolga la comunità, informandola e prendendo decisioni condivise, ciascun membro secondo la propria capacità e condizione
  • principio di collaborazione interorganica: ciascuno svolge funzioni specifiche di propria competenza.

Aspetti sostanziali: individuazione dei beni appartenenti al Patrimonio Stabile

La redazione dell’elenco di beni che costituiscono il Patrimonio Stabile può risultare complessa e impegnativa. Si tratta probabilmente di una delle ragioni per cui molte Congregazioni si sono finora astenute dal costituire il proprio Patrimonio Stabile.

Non esistono infatti criteri predefiniti volti ad individuare il Patrimonio Stabile di un ente ecclesiastico; la determinazione dipenderà dalla natura e dall’entità dei beni, nonché dalla dinamica della missione dell’Istituto (in espansione o in regresso) in un dato momento. Difatti, il Patrimonio Stabile rispecchia la situazione di un Istituto religioso in un preciso momento ed è suscettibile di venir modificato in vista del cambiamento della situazione dell’Istituto.

Alla luce di quanto affermato, il Patrimonio Stabile, sebbene di natura fluida, può rappresentare un utile strumento di medio e lungo termine, laddove, con riferimento al ritmo di revisione, esso va stabilito nella Costituzione o in un altro atto dell’Istituto (ad esempio, in ogni Capitolo Generale).

Di norma, il patrimonio stabile è composto da quei beni che

  • fanno parte della dotazione di base di un ente
  • sono stati donati specificamente all’ente a tal fine; nonché
  • siano beni attribuiti al Patrimonio Stabile in virtù di una legittima assegnazione da parte dell’organo amministrativo dell’ente.

In genere si tratta di beni immobili utilizzati ai fini delle attività dell’ente, per quanto il Patrimonio Stabile possa includere anche altri beni temporali che permettono di realizzare la missione della Chiesa, ad esempio attività di investimento, ecc.

Nello svolgimento di tale compito, le Congregazioni dovranno calcolare gli afflussi e i deflussi di capitale a medio e lungo termine, oltre a stabilire le operazioni che vadano o meno autorizzate, stilando inoltre un inventario periodico che risulti trasparente e verificabile dalle autorità competenti.

Se è vero che in dottrina il contenuto teorico del Patrimonio Stabile risulta alquanto chiaro e può riassumersi quale “un insieme di beni non destinati alla gestione ordinaria della persona giuridica. […] beni mobili e immobili che non si limitano a costituire la base economica e finanziaria minima per l’esistenza autonoma della persona giuridica ecclesiastica, ma le consentono altresì di realizzare gli scopi e i servizi che le sono propri”.

Per quanto attiene agli aspetti formali dell’identificazione dei beni espressamente appartenenti al Patrimonio Stabile di un determinato istituto religioso, è il canone 1291 a offrire una preziosa indicazione stabilendo la necessità che vi sia una “legittima assegnazione” ossia un atto giuridico quale:

  • un decreto istitutivo dell’istituto canonico
  • un atto dell’autorità competente che assegni i beni all’istituto e li imputi al patrimonio stabile
  • un atto dell’autorità competente che autorizzi l’amministratore della persona giuridica ad acquistare/accettare un bene e ne disponga la destinazione al Patrimonio Stabile
  • una delibera del consiglio di amministrazione di una fondazione/associazione di diritto canonico
  • la volontà dell’amministratore di accettare una disposizione testamentaria o una donazione che disponga la destinazione dei beni al Patrimonio Stabile dell’ente beneficiario o, comunque, a un utilizzo vincolato.

Ad ogni modo, la dottrina ammette che alcuni beni possano essere considerati appartenenti al Patrimonio Stabile pur in assenza di una disposizione formale, purché essi risultino oggettivamente necessari per il raggiungimento degli scopi dell’ente (ad esempio, l’edificio in cui l’istituto di vita consacrata svolge le proprie attività carismatiche, l’edificio utilizzato per le attività educative da un istituto con carisma educativo, o l’ospedale utilizzato per l’assistenza sanitaria da una congregazione dedita alla cura dei malati).

Conclusioni

Allo stato attuale, la complessità delle questioni economiche e finanziarie sottese alla gestione dei beni richiede la necessaria collaborazione di professionisti, laici o membri di altri Istituti. Affinché il Patrimonio Stabile possa realizzare la propria ragion d’essere, ossia porsi al riparo dagli ordinari rischi d’impresa e dal deterioramento, è indispensabile che esso venga costituito secondo i principi della buona e sana gestione dei beni, generando e conservando la massima trasparenza in virtù di atti di legittima assegnazione che siano fondati su una documentazione responsabile, vale a dire su inventari aggiornati del Patrimonio Stabile stesso.

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