4 Marzo 2022

Il Patrimonio Stabile e le Congregazioni Religiose

Aspetti generali e vantaggi di un concetto giuridico talvolta ancora frainteso

Nella giornata di martedì 29 marzo 2022, dalle 09.30 alle 17.30, presso la Casa Maria Immacolata in Via Ezio n. 28 a Roma, Dikaios ospiterà un workshop al quale parteciperanno il Prof. Andrea Bettetini dell’Università Cattolica di Milano e il Dott. Marco Cottogni, esperto commercialista di Roma, per discutere gli aspetti legali, fiscali e pratici del Patrimonio Stabile. In previsione di questo evento, al quale ci auguriamo molti di voi possano prendere parte, vorremmo iniziare a fornirvi alcune informazioni preparatorie e, ci auspichiamo, interessanti sulla questione.

Nel contesto sociale ed economico in continua evoluzione in cui operano attualmente le congregazioni religiose, è necessario essere consapevoli delle varie possibilità che gli ordinamenti canonico e civile offrono per affrontare le sfide della contemporaneità. Ciò vale in primo luogo per quelle congregazioni religiose impegnate in attività di natura commerciale o, comunque, estranee a scopi religiosi e di culto. In tale contesto, l’istituzione di un Patrimonio Stabile appare più che mai un’opportunità per le Congregazioni al fine di tutelare i propri beni e i rappresentanti che li gestiscono, oltre a contribuire a una maggiore chiarezza nei rapporti con i terzi. Ciò che, a sua volta, promuove la reputazione della Congregazione.

La costituzione di un Patrimonio Stabile non è sempre percepita come un’opportunità, bensì come uno strumento gravoso che complica la gestione patrimoniale delle Congregazioni e limita la loro libertà di azione, sottoponendole a un maggiore controllo esterno. Tra gli scopi del workshop in programma vi è quello di pervenire al superamento di alcuni di tali pregiudizi.

In che cosa consiste esattamente il Patrimonio Stabile e qual è il suo scopo?

Il Patrimonio Stabile è costituito da tutti i beni immobili e mobili che, per legittima assegnazione, sono necessari a garantire la sicurezza economica di un ente pubblico canonico. In altri termini, esso è composto da quei beni che sono considerati indispensabili affinché un ente religioso realizzi il proprio carisma religioso e i propri scopi. Generalmente si ritiene che detto Patrimonio Stabile faccia riferimento ai soli beni immobili, e il termine “stabile” indurrebbe a considerarlo come immutabile o irreversibile nel tempo, assimilabile alla dotazione permanente di una fondazione. Ma così non è.

Il Patrimonio Stabile si riferisce piuttosto a quel gruppo di benitutelati” che, in un determinato periodo di tempo, vengono destinati all’ottenimento dei mezzi finanziari e a garantire l’autonomia dell’ente religioso e che sono considerati fondamentali per consentire all’ente di svolgere la propria attività volta al perseguimento dei propri scopi istituzionali. L’assegnazione di tali beni al Patrimonio Stabile li sottrae al regime ordinario delle persone giuridiche e in tal modo li protegge dai rischi ordinari, quali l’alienazione arbitraria o l’intervento dei creditori nel corso di procedure concorsuali o di altri procedimenti giudiziari.

L’assegnazione dei beni fondamentali di una Congregazione al Patrimonio Stabile non è irreversibile e può, e senz’altro dovrebbe, poter essere modificata sulla base delle mutevoli esigenze o degli obiettivi della Congregazione. In tal modo la si potrebbe così adattare nel corso del tempo alle mutate condizioni economiche che incidono sulle attività commerciali o sulla vita della Congregazione nel suo insieme. Al momento, il Patrimonio Stabile rappresenta una base stabile e affidabile per una pianificazione futura che sia prospettica e orientata agli obiettivi.

Quali beni costituiscono il Patrimonio Stabile e come vengono identificati?

Il Patrimonio Stabile è composto da quei beni che fanno parte della dotazione fondativa dell’ente giuridico religioso oltreché da quelli che, di volta in volta, vanno assegnati alla categoria del Patrimonio Stabile.

Affinché tali beni siano legittimamente ascritti al Patrimonio Stabile, occorre porre in essere uno specifico atto giuridico di legittima assegnazione che avvenga per disposizione di legge, per mezzo di un provvedimento o una licenza della competente autorità ecclesiastica, o infine ai sensi degli statuti dell’ente religioso. In dottrina si è discusso in merito a un’assegnazione implicita, ma sembra che essa possa ammettersi esclusivamente in relazione a quei beni che fanno parte della dotazione fondazionale dell’ente. Ne consegue che non tutti i beni di un ente giuridico religioso costituiscono beni appartenenti al Patrimonio Stabile, detto altrimenti la nozione di Patrimonio Stabile non coincide con quella di patrimonio della persona giuridica.

Il Diritto Canonico non prevede un’indicazione tassativa circa l’entità e la tipologia di beni da destinare al Patrimonio Stabile.

Come previamente accennato, possono entrare a far parte del Patrimonio Stabile sia beni immobili che mobili. Di talché, al fine di identificare i beni appartenenti o meno allo stesso, un criterio basato sulla tipologia di beni non appare adeguato. Invero, tale criterio è quello in virtù del quale i beni appartenenti al Patrimonio Stabile rappresentano la dotazione minima di un ente religioso necessaria al fine di garantire la sopravvivenza e la capacità dello stesso di realizzare i propri obiettivi istituzionali nel corso di un determinato periodo di tempo. La Conferenza Episcopale Italiana, in due Istruzioni in materia amministrativa, del 1992 e del 2005, ha fornito un’utile definizione di Patrimonio Stabile: un insieme di beni “legittimamente assegnati alla persona giuridica come dote permanentesiano essi beni strumentali o beni redditiziper agevolare il conseguimento dei fini istituzionali e garantirne l’autosufficienza economica”.

Per quanto concerne il metodo da utilizzare al fine di identificare precisamente tali beni, in dottrina si è discusso con riferimento a diversi approcci. La determinazione del Patrimonio Stabile può basarsi su criteri generali, quali: gli elementi qualitativi e quantitativi del patrimonio stesso, la necessità economica ai fini dello svolgimento dell’attività dell’ente religioso, la situazione contingente dell’ente, ecc. Un ulteriore approccio potrebbe consistere nel determinare una quantità fissa di beni da assegnare obbligatoriamente al Patrimonio Stabile in rapporto alla misura complessiva del patrimonio dell’ente religioso.

A tale riguardo, l’inventario dei beni prescritto dal canone 1283 rappresenta un’ottima soluzione per la creazione o l’adeguamento del Patrimonio Stabile.

È inoltre opportuno che ogni Congregazione disponga di un elenco dei beni che costituiscono il proprio Patrimonio Stabile e si adoperi per renderlo pubblico, mediante atti che assumano validità anche in forza del diritto civile. Ciò può risultare di grande utilità nella pratica ed è essenziale per la certezza del diritto, per la legittimità dell’assegnazione e per l’opponibilità nei confronti di terzi.

Conclusioni

Per quanto talvolta le norme relative all’alienazione dei beni appartenenti al Patrimonio Stabile vengano ritenute gravose o percepite come un’interferenza in seno all’autonomia di una Congregazione, esse sono volte a garantire una particolare e necessaria tutela ai beni che rappresentano risorse essenziali, in quanto fondamentali per assicurare all’ente religioso la capacità di realizzare i propri scopi e obiettivi. Peraltro, la trasparenza giuridica che consegue ad una chiara ed efficace legittima assegnazione al Patrimonio Stabile, determinerà una salvaguardia efficace della Congregazione stessa e, da ultimo, dei suoi organi direttivi.

Siffatta tutela produce i propri effetti anche oltre i confini dell’ordinamento canonico. Dal punto di vista del carisma religioso il concetto di Patrimonio Stabile può contribuire a un netto e distinto posizionamento delle Congregazioni nel rapporto tra Stato e Chiesa, tra le sfide della contemporaneità e quelle della spiritualità. Dal processo volto a stabilire e definire il Patrimonio Stabile delle Congregazioni, oltre che i beni che possono entrarne a far parte, può altresì scaturire una benefica consapevolezza che coinvolga l’identità, i valori, la missione e gli obiettivi futuri di una Congregazione.

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